Antibioticoresistenza e nuovi farmaci? Speriamo non sia tardi

Gennaio 31, 2018
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Vella: insieme pubblico e privato. Ma le molecole siano a costo contenuto.
Speriamo che non sia tardi, premette Stefano Vella, direttore del centro di Salute globale dell’Istituto superiore di Sanità e presidente di Aifa, l’agenzia del farmaco. «Per anni abbiamo sottovalutato il problema dell’antibioticoresistenza – ragiona – perché ci siamo fidati di “esperti” che sostenevano che le malattie infettive fossero ” finite”. E lo dissero solo pochi anni prima che arrivasse l’Aids. Così nessuno mise su un sistema di sorveglianza globale: come dicono gli anglosassoni ” no data, no problem”. Ora le cose stanno cambiando. Speriamo d’essere ancora in tempo».

In realtà l’allarme Oms non è inaspettato, da anni si sottolinea come la ricerca nel settore dei nuovi antibiotici sia quasi ferma. Forse perché – come denunciano alcuni – è considerata poco redditizia. «La ricerca si è fermata perché si pensava bastassero gli antibiotici che avevamo già – continua Vella – senza pensare che il loro uso sconsiderato avrebbe provocato una valanga di resistenze. E ora per farne di nuovi ci vogliono investimenti sovrumani, a fronte dei quali non c’è certezza di un ritorno. A meno che non abbiano prezzi insostenibili ».

Oggi sempre più spesso è difficile trovare un farmaco – o una combinazione di farmaci – da somministrare a pazienti che non rispondono più a nessuna molecola esistente, neanche alle più nuove. Soprattutto nei reparti di terapia intensiva. O di cure ad alta specializzazione. Alcune industrie hanno ripreso ad investire, ma c’è il rischio che arrivino tardi, poiché la ricerca richiede tempi lunghi. E l’antibiotico resistenza invece galoppa veloce. « Vanno studiate nuove strade, non basta solo ” perfezionare” i vecchi farmaci. E servono sforzi congiunti. Da parte delle industrie – auspica Vella – ci vorranno nuove partnership pubblico – privato perché l’industria da sola non ce la farà mai a sviluppare antibiotici-antimicrobici innovativi che mancano. Tanto è vero che le molecole più innovative che stanno arrivando sono spesso frutto di acquisizioni universitarie. C’è bisogno della ricerca pubblica, che tuttavia non può essere “gratis”: è giusto metterla a disposizione ma deve tornare indietro qualche cosa, nel senso che le molecole, una volta sviluppate attraverso queste collaborazioni, devono costare meno ed essere accessibili». In modo che i prezzi dei nuovi farmaci siano meno proibitivi e si possa proteggere il loro accesso universale. Un patto tra aziende e ricercatori per arrivare a una soluzione che non metta in ginocchio i sistemi sanitari.

Fonte: Repubblica



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